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Quando si parla di arte a movimento e fantasia non la si ritiene avulsa dal contesto della danza.
Si cerca sempre di costruire un contenitore dove le varie forme artistiche confluiscano nell’espressione finale del gesto danzato, interpretato e recitato.
Nel corso degli anni sono state numerose le mostre organizzate (dal 2009 si è proprio costituita una sezione di arte visiva all’interno del progetto Dance Immersion), le performance fatte, gli spettacoli teatrali interpretati dagli allievi e insegnanti della scuola.

Tana Libera a tutti...
Exibart

UNA RAGIONE PER L’ARTE DI DANZARE
La guardavo danzare e mi chiedevo perché, pur così brava e carina, non mi facesse decollare l’emozione. Le osservai gli occhi mentre si snodava da un contorcimento del corpo alzando le mani al cielo con una leggerezza infinita. Il movimento era perfetto, lo stile impeccabile. L’equilibrio che manteneva faceva capire come numerose ore di prove avessero preceduto quella performance in teatro. Ma i suoi occhi erano inespressivi. Si leggeva in essi la concentrazione estrema per richiamare alla memoria lo stile dei movimenti e le regole di una perfetta esecuzione, ma tradivano l’assoluta ignoranza della sua ragione di ballerina.
Ricordai l’incanto di quella sera agostana nello Sferisterio di Macerata. Bolle e la Ferri danzavano il passo a due del “Giulietta e Romeo”. Il linguaggio del corpo, nella danza, diventa linguaggio universale. L’uomo racconta i suoi sentimenti sradicandoli da dentro e lanciandoli nell’aria nudi, intatti, veri come solo l’uomo li sente. L’uomo, colui che è e sa di esserci, ovvero la vita che sa esprimere se stessa. Bolle e la Ferri affabulavano l’aria d’intorno con il romanzo dell’uomo sulla terra. Sicché potevi leggere te stesso come un romanzo. Sentivi d’essere romanzo, vita eterna sottratta alla mania del tempo. Bolle e la Ferri danzavano il tuo stesso sentire, in quella notte fatale che diveniva la notte dei tempi, e tu non eri più destinato a morire, tu danzavi la verità embrionale del sentimento, tu eri l’aria d’intorno, scrittura nei fiati profumati degli agosti notturni. Eri, mosso da quei due corpi danzanti, ciò che quei muscoli divini volevano che tu fossi. Un uomo dolce e gentile, che con le proprie lacrime firmava la bellezza del mondo.
La ragione di ballerina. Nessuno te l’ha spiegata? Ecco. Da quel contorcimento del corpo ti sei sciolta pian piano, leggera come sai essere per le tue braccia e mani, sapienti ed educate. E’ come se ti fossi liberata da un incubo, da una prigione, da un brutto sogno, da lacci ignoranti, da angoscia profonda quanta non credevi di poter contenere con quel tuo corpo sottile. Liberata. E vanno, piano, le tue mani su, su nel cielo, oltre il pensiero, e con esse anche il tuo corpo vola, libero, i tuoi occhi ridono, non ti sembra vero, e voli, nell’aria, sicura come il vento di primavera, pieno di odori, pieno d’amore per la vita.
Non te l’hanno detto che chi ti guarda danzare vuole essere quella tua stessa liberazione? Deve essere quel sentimento, provarlo, viverlo, e commuoversi, di quel linguaggio universale che è fatto di gesti spinti da ogni sapor di vita?
Ed ecco che, quasi m’avesse letto nel pensiero, i suoi occhi trasalirono, preoccupati. La musica s’addolciva in note semplici, come di carezza. E come s’avesse deciso di farmi piangere, prese ad abbracciare la sua immagine, la mia stessa immagine di uomo urticato, e la baciò con il suo corpo fattosi labbra. E fu allora che piansi, sommessamente, su me stesso, ma come una liberazione, la sua stessa liberazione, la sua stessa danza, e mi parve che una sua lacrima cadesse sul palco ligneo del teatro.

FLAVIO TAINI   


Ph. Gabriele Mastini

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